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Attività Sindacali

II Congresso UIL Polizia Roma – Le parole del Segretario Generale Antonio Costa

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II Congresso UIL Polizia Roma – Relazione del Segretario Generale Antonio Costa

 

Si è da poco concluso il secondo Congresso della UIL Polizia Roma, queste le parole del Segretario Generale Antonio Costa:

 

Questi 6 anni della Uil Polizia romana sono stati una esperienza per me impegnativa ed entusiasmante.
Impegnativa perché gli obbiettivi che ci eravamo prefissati insieme agli amici con cui abbiamo iniziato questo percorso erano e sono davvero ambiziosi e le difficoltà a volte sono sembrate insormontabili.
Entusiasmante perché la passione e la consapevolezza di essere promotori e protagonisti di una rivoluzione copernicana del modo di fare sindacato, l’orgoglio, il supporto e la forza che ho tratto dalle tante battaglie a fianco dei colleghi mi hanno accompagnato in una crescita umana ancor prima che sindacale.
Ci ha guidato una visione che via via è diventata sempre più nitida. Una visione che come spesso capita è nata dal senso critico con cui osservavamo la realtà in cui vivevamo: insieme agli amici, con cui abbiamo iniziato questa avventura, nella diversità di ognuno, ciò che subito ci ha accumunato sul piano della iniziativa sindacale era quello che NON volevamo più essere.
Non volevamo essere un sindacato autoreferenziale e ripiegato su se stesso in logiche corporative.
Non volevamo limitare l’inziativa sindacale ad una sterile cogestione con l’Amministrazione fatta di favori, raccomandazioni, passeggiate a braccetto con il Dirigente di turno.
Non volevamo accumulare consensi facendo promesse e millantando influenze con l’Amministrazione.
Non volevamo sacrificare la nostra immagine, la nostra credibilità il nostro tempo, la nostra energia ad un diffuso modo di far sindacato succube della demagogia, delle promesse e genuflesso alla forza politica di turno o al leader politico a cui magari far anche indossare la nostra uniforme nei comizi.
Non volevamo fare battaglie di retroguardia con il solo scopo di accumulare tessere.
Partendo da questi presupposti ci siamo ritrovati subito, convintamente negli ideali riformisti e nell’esperienza confederale della UIL.
Altro nostro grande obiettivo è stato quello di ricompattare il fronte sindacale e dialogare con tutte le sigle per unirci su specifici obiettivi e posso dire che le nostre idee e la nostra esperienza sono state e continuano ad essere determinanti nel continuo e non sempre facile confronto con l’amministrazione in una realtà come quella romana.
A Roma la tendenza generale dell’Amministrazione è stata sempre quella di sacrificare il rispetto delle regole, la pianificazione, l’attenzione per i diritti e la dignità dei colleghi, sull’altare dell’emergenzialismo e delle “improrogabili esigenze di servizio”.
Introdurre e promuovere ogni giorno la cultura della legalità e del rispetto delle regole è stato un sforzo costante ed impegnativo.

Eravamo e siamo sempre più convinti che accanto alla tutela quotidiana dei diritti dei colleghi il nostro sindacato debba essere protagonista di un rinnovamento organico e strutturale dell’asset della sicurezza nella nostra città.
Il nostro essere convintamente confederali e riformisti ci porta a considerare la sicurezza come un patrimonio di tutti, un patrimonio da tutelare con ogni sforzo, un patrimonio da rendere accessibile a tutti, anche agli ultimi, agli esclusi, agli invisibili.
Un patrimonio di cui possano beneficiare le nostre periferie dove sono nate quasi dal nulla intere città, come Tor Vergata, Ponte di Nona, Porta di Roma e molti altri territori dove la presenza delle forze dell’ordine è davvero insufficiente.
Il controllo del territorio secondo noi è il presupposto principale dello sviluppo, dell’integrazione, della possibilità di un minimo di socialità, è la cifra della qualità della vita dei cittadini che la nostra costituzione vuole uguali e titolari del diritto alla sicurezza.
Uno dei nostri slogan, provocatorio ma efficace, di questi anni è stato REDISTRIBUIRE la sicurezza. Abbiamo cercato si sensibilizzare la politica ed i media, oltre che l’Amministrazione, sulla esigenza di conferire progetti di ampio respiro ed iniziative anche coraggiose per rendere più efficace il dispositivo del controllo del territorio.
Nostro è il progetto di creazione dell’UCT a Roma per la trattazione dei fermati e delle emergenze nelle ore notturne, su cui ora convergono pressocchè tutte le sigle sindacali e crediamo anche l’Amministrazione.
Nostro è il continuo impulso a razionalizzare i Commissariati e nostra è stata la proposta realizzata solo in parte purtroppo, della creazione del Nucleo Servizi della Questura.
Nostra è la battaglia contro gli sprechi ed i previlegi che conduciamo purtroppo in solitudine ma con fiera determinazione. Mi sconcerta che gli altri sindacati non si appassionino ad esempio sul vergognoso abuso che molti dirigenti fanno delle auto di servizio e degli uomini della Polizia destinati in via esclusiva alle loro esigenze di mobilità. In un momento di crisi economica le risorse pubbliche devono essere sacre ed in questo contesto la stragrande maggioranza dei dirigenti degli uffici si permette di

adibire autovetture e uomini per il tragitto casa ufficio contro la legge ribadita finanche dal un DPCM pienamente vigente dal 2016.
E assurdo che chi dovrebbe vigilare sul rispetto della legge la violi in maniera così plateale e proterva trasmettendo un messaggio così deleterio alla categoria ed ai cittadini.
Su questo se non otterremo delle disposizioni chiare dal nuovo Questore siamo pronti a coinvolgere il Dipartimento e tutte le istituzioni e se sarà necessario denunciare questa vergogna anche sui media, perché parliamo di circa 70 autovetture ed oltre 100 poliziotti sottratti ai loro compiti istituzionali per la sicurezza dei cittadini per garantire non un privilegio, ma per perpetrare la commissione di un illecito..
Nostra è la proposta di creare in ogni Commissariato un ufficio per la trattazione dei reati commessi attraverso il social media ed internet in genere. Un ufficio dotato di operatori adeguatamente formati presso la Polizia Postale in grado di fronteggiare quel numero impressionante di denunce che i colleghi dei commissariati non sono più in grado di gestire per atti persecutori, truffe, diffamazioni, estorsioni, pedofilia.
A proposito dei commissariati, non desisteremo mai dalla nostra azione per riqualificare questi uffici sotto tutti gli aspetti, organico, auto, equipaggiamento. Ma soprattutto garantendogli una gestione moderna ed efficace.
Oggi, bisogna dirlo purtroppo, se ci confrontassimo realmente con il gradimento dei cittadini del servizio che ricevono nei commissariati, riceveremo dei feed back non certamente incoraggianti, se non proprio, in molti casi, delle sonore pernacchie.
A mandare avanti la baracca della sicurezza nei territori è solo il sacrificio quotidiano enorme dei colleghi ed il loro inossidabile spirito di servizio di cui l’Amministrazione si nutre mantenendo il suo atteggiamento di lassismo verso questi uffici.
Nonostante l’impegno immenso dei colleghi, dobbiamo registrare ancora ore di fila per fare una denuncia o un esposto, indagini sui reati anche gravi e di criminalità diffusa che semplicemente non vengono effettuate tanto è vero che chi ormai subisce furti in appartamento, borseggi, furti su auto, in alcuni casi neppure li denuncia più. Tempi biblici per il rilascio o il rinnovo di passaporti, porti d’armi, licenze. Confusione nella organizzazione degli uffici e nella distribuzione dei carichi di lavoro. Nessun rispetto della rotazione nei servizi più disagiati ed aree di privilegio inconcepibili per i beniamini dei dirigenti.
La tendenza ultima dei dirigenti dei commissariati è quello che io chiamo giacobinismo gestionale: si rincorre solo ciò che può garantire un articoletto sul giornale, qualche arresto magari per qualche grammo di hashish creando squadre investigative con un numero sproporzionato di colleghi a cui devolvere tutte le risorse disponibili in materia di straordinario ed il resto delle vitali attività che il commissariato svolge per i cittadini, a cominciare dal controllo del territorio, lo si lascia andare come và, con quei quattro colleghi votati al sacrificio ed usurati dalla consapevolezza di non poter dare risposte ai cittadini.
A Roma questa tipologia di dirigenti incarna la brillante definizione del Capo della Polizia ripresa in un video divenuto virale: TUTTI SCIENZIATI. Tutti protesi nel tentativo di essere visibili ed in attesa del grande balzo in avanti, la sicurezza dei territorio può attendere così come i diritti dei poliziotti, le regole esistenti sulle funzioni, sulla gerarchia e sulla

organizzazione di questi uffici, puntualmente disattese per assegnare incarichi e mansioni a chi piace a loro.
Tutto questo deve finire, i colleghi ci chiedono rispetto per la loro dignità e per la loro enorme professionalità, ci chiedono di poter operare in ambienti efficienti, salubri nel rispetto delle regole, ci chiedono di dargli la possibilità di dare risposte ai cittadini, ci chiedono di rimettere al centro la cultura del rispetto del lavoro svolto. E guardate è la stessa domanda che ci pongono i cittadini. Qualche giorno fa LA REPUBBLICA ha pubblicato un sondaggio demos in cui si rileva che i cittadini guardano alla Polizia di Stato ancora come una delle Istituzioni a cui tributano fiducia e riconoscenza, ebbene essere confederali per me è essere degni della fiducia che ancora, nonostante tutto i cittadini hanno in noi.
Il patrimonio della sicurezza è costituito principalmente dalle donne e dagli uomini che sono in prima linea e che devono essere messi nelle migliori condizioni di esprimere il loro immenso potenziale di umanità, di conoscenze e di professionalità per garantire la vita democratica del nostro territorio e la sicurezza di tutti.
Occuparsi di questi problemi è duro, molto più semplice chiedere un trasferimento o far dare le ferie a chi non gli vengono concesse, magari a scapito di un altro collega, ma noi siamo così e siamo i soli credetemi.
Siamo la cattiva coscienza di tutti gli altri sindacati che quando partiamo con le nostre iniziative, loro malgrado, sono costretti a seguirci perchè le nostre battaglie profumano di dignità e di giustizia e quando si è convintamente dalla parte dei colleghi, non abbiamo paura di scontrarci con nessuno.

La nostra è stata anche una storia di amicizia, un gettare il cuore oltre l’ostacolo. Oggi però il nostro sforzo futuro mi piace declinarlo in quattro parole chiave: STRUTTURAZIONE – INCISIVITA’- VISIBILITA’ – GIOVANI.
Pur essendo un sindacato maggiormente rappresentativo dobbiamo crescere e possiamo farlo con una strutturazione organizzativa coniugando la capillarità della presenza nei posti di lavoro ed una struttura democratica e decisionale snella e veloce. Oggi si può ed abbiamo iniziato a farlo con la nostra presenza sui social, con i gruppi wa sui posti di lavoro, con la nostra pagina face book ed il nostro sito.
Dobbiamo continuare ad essere incisivi richiamando l’Amministrazione alle sue responsabilità con una azione sindacale che prevede il confronto, il dialogo ma che è pronta a percorre tutte le strade possibili per la tutela dei colleghi, anche quella delle aule di giustizia.
Dobbiamo essere sempre più visibili a cominciare dai social media e dedicarci ad implementare la comunicazione e rivolgerci oltre che ai colleghi, anche ai cittadini per far conoscere le nostre battaglie e per conferire loro l’importanza e la dignità mediatica che spesso meritano. Dobbiamo sforzarci di far conoscere ai colleghi i molti servizi che siamo in grado di offrire attraverso l’Ital Uil, il patronato ed i servizi CAF, dobbiamo far conoscere i servizi di consulenza legale gratuita, la possibilità di essere assistiti gratuitamente in occasione costituzioni di parte civile per reati subiti in servizio, di sinistri stradali, di contenziosi tributali, equitalia/agenzia delle entrate e molto altro.

Dobbiamo capire tutti insieme come coinvolgere sempre di più i giovani colleghi nella nostra organizzazione, giovani che purtroppo non guardano più al sindacato con fiducia, dobbiamo dirlo, dobbiamo raccontargli che è possibile vedere un film diverso da quello che conoscono, dobbiamo incontrarli e parlare con loro, se vogliamo garantire un futuro concreto al nostro sindacato, dobbiamo dargli fiducia ed ascoltare i loro bisogni.
Chi come noi ama il nostro Paese, chi ha scelto prima dedicare la propria vita per la sicurezza dei cittadini e poi di farsi interprete dei bisogni dei colleghi e delle istanze di sicurezza dei cittadini, a chi come noi non ha perso la speranza in una polizia democratica, efficiente, giusta, trasparente dico di non smettere mai di avere quella speranza ma di iniziare tutti insieme ad essere quella speranza stessa.

Evviva la Uil Polizia, un abbraccio a tutti.

 

 

 

II Congresso UIL Polizia Roma – Le parole del Segretario Generale Antonio Costa
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